Forte di Gavi, verso un Forte 2.0

Gavi, verso un Forte 2.0

I progetti della direttrice Annamaria Aimone: “Valorizzare il Forte non solo organizzando mostre e attività culturali ma cercando anche di far confluire nel Forte tutte le varie sinergie che si sono create nei territori piemontesi.

GAVI – Annamaria Aimone ti accoglie sulla soglia del portone che da accesso al Forte di Gavi e ti conduce per mano alla scoperta di questa imponente fortezza che domina da secoli Gavi e la valle. Storica dell’arte torinese, dopo aver ricoperto il ruolo di direttore delle Collezioni dei Castelli di Agliè, di Moncalieri, di Serralunga d’Alba e dell’Abbazia di Vezzolano, dal dicembre 2016 è stata chiamata a gestire la struttura gaviese.

— Il suo curriculum rivela una lunga esperienza nella direzione di importanti monumenti piemontesi. Il Forte di Gavi si discosta tuttavia dai siti da lei gestiti in precedenza. In che modo le sue esperienze pregresse le sono state utili per prepararsi a questa nuova sfida professionale?
«Le esperienze precedenti sono state di fondamentale importanza perché ho avuto la possibilità di realizzare una serie rilevante di progetti artistici e culturali. Quello che intendo fare ora è sfruttare questa mia esperienza a beneficio del Forte non solo organizzando mostre ed attività culturali ma cercando anche di far confluire nel Forte tutte le varie sinergie che si sono create nei territori piemontesi».

— Il Forte di Gavi rappresenta una indiscussa eccellenza per il Piemonte, e non solo. Quali solo i suoi punti di forza e le sue criticità? Quali gli interventi più urgenti da realizzare?
«Il primo punto di forza del Forte, unica fortezza che il Ministero dei Beni Culturali possiede in Piemonte, è la collocazione: a differenza di altre residenze piemontesi il Forte si trova infatti in un territorio strategico in quanto punto di contatto tra più regioni. Mi riferisco naturalmente alla Liguria e alla Lombardia ma penso anche alla Valle d’Aosta con la quale vorrei avviare un rapporto per sviluppare una sinergia tra le fortezze italiane e francesi. Il punto debole sta nella difficoltà di raggiungimento del Forte a causa della scarsità dei mezzi pubblici, che danneggia l’intero territorio, e della conformazione della stretta strada che da Gavi conduce alla fortezza. Per questo l’intervento più urgente da progettare è la realizzazione di una cremagliera o di un sistema di risalita con degli ascensori, su modello del Forte di Bard. A tal fine sto cercando di sensibilizzare le amministrazioni sia locali, e quindi non solo Gavi ma anche Novi e Serravalle, sia i politici della Regione Piemonte».

— Attualmente il Forte sta ospitando una mostra sulle armi bianche intitolata “Il Forte in armi: armi bianche italiane dal XV al XIX secolo”. Di cosa si tratta?
«Dal 26 agosto al 17 settembre il Forte ospita una piccola mostra composta da una settantina di armi bianche realizzate tra il XV e il XIX secolo e provenienti da musei privati. Questa esposizione nasce dal rapporto instaurato con la Soprintendenza Archeologia e Belle Arti de L’Aquila e con Glauco Angeletti, massimo esperto di armi per il Ministero. La mostra rappresenta anche un piccolo assaggio di quello che sarà in futuro il Forte. Angeletti fa infatti parte di un nuovo gruppo di lavoro con il quale sto progettando di aprire un piccolo museo permanente negli ambienti del Forte in modo da fornire al pubblico un’offerta formativa stabile e continuativa».

— Progetti per il futuro? Possibili collaborazioni con amministrazioni comunali ed associazioni presenti sul territorio?
«Il mio intento è quello di far conoscere il Forte al di fuori del territorio di Gavi grazie anche ai contatti con ambasciate cinesi e giapponesi: da ciò nascerà la mostra che ospiteremo, tra settembre ed ottobre, sulla katane. Grazie alla sinergia con il comune di Gavi, con il Politecnico di Torino e con gli esercenti gaviesi ad ottobre verrà organizzato inoltre un concorso per la realizzazione del nuovo logo per il Forte. Come dicevo, ho attivato un nuovo gruppo operativo composto da importanti esperti italiani ed internazionali e sto avviando collaborazioni con associazioni presenti sul territorio, come gli Amici dell’arte di Serravalle e Dolci Terre di Novi, e ovviamente anche con il Comune di Torino. A dicembre avremo inoltre una mostra sulle scatole di latta di metà 800 con la quale vogliamo raccontare l’interessante storia di questi contenitori di prodotti tipici (e dolciari) e di polvere da sparo. In questa occasione verrà esposto per la prima volta un piccolo allestimento, quasi un presepio, realizzato appositamente per noi da Anna Rosa Nicola, grande conoscitrice di presepi del celebre laboratorio Nicola Restauro, che riprende le botteghe storiche delle scatole dei dolci».

Prima di lasciarci la direttrice del Forte ci regala ancora qualche anticipazione: nel 2018 il Forte ospiterà un evento su Napoleone e, nel 2020, parteciperà alle celebrazioni della figura di Dante Alighieri. Un programma di eventi ricco ed ambizioso che incomincia a dare i suoi frutti e di cui verranno spiegati i dettagli durante la conferenza stampa che il Polo Museale del Piemonte organizzerà prima delle Giornate Europee del Patrimonio.

16/09/2017

Davide Ferraris – redazione@ilnovese.info

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